LE COSE CHE SCRIVO IN QUESTO BLOG SONO FRUTTO DELLA MIA FANTASIA (BACATA).
QUALSIASI RIFERIMENTO A PERSONE O FATTI REALMENTE ESISTENTI E' CAUSALE.

martedì 9 gennaio 2018

Realizzazioni distorte


A volte si dice che quando si ottiene ciò che si voleva non lo si voglia più.
Si dice che si vuole solo ciò che non si può avere.

Secondo me la la questione è leggermente diversa.

Il punto è che, quando si vuole qualcosa, la sua raggiungibilità, di solito, è direttamente proporzionale all'importanza che gli si dà.
Più gli si dà importanza e più irraggiungibile è questo qualcosa, più tempo intercorrerà tra la nascita del desiderio e la sua realizzazione.
Molto spesso il tempo tende a ad infinito, ma qui andiamo ad analizzare il caso in cui il tempo sia definito seppur lungo, e quindi si raggiunga questo qualcosa.

L'uomo, anche se ha una creatività discutibile, è spesso dotato di molta fantasia, soprattutto per le cose ritenute difficilmente realizzabili. Dato che la fantasia sul presunto irrealizzabile è aggratis, tanto vale darci dentro e creare un sacco di particolari. Più il tempo passa, più ci si pensa, più si arricchisce l'idea.
Quando anche accadesse ciò che si desiderava, non sarà mai come lo si era immaginato.
Insomma, accade, ma non come si vuole.
Quindi non è che non si voglia ciò che si desiderava e si sia finalmente ottenuto.
Non si vuole ciò che si desiderava nel modo in cui è avvenuto.
In definitiva, non si tratta della maledizione gitana, ma di una distorsione nella realizzazione del desiderio. Che quindi rimane irrealizzato.

Il brutto nella realizzazione delle cose belle pensate a lungo, è che si sono immaginate sempre troppo belle.
La consolazione è che spesso vale anche il rovescio della medaglia: il bello nella realizzazione delle cose brutte pensate a lungo è che si sono immaginate più brutte del possibile, per la solita scaramanzia che si accantona solo quando si immagina il bello possibile ma difficilmente raggiungibile.

L'unica sarebbe esprimere desideri semplici,
lasciarli semplici nel tempo,
pensarci il meno possibile,
o realizzarli prima che il pensiero ti freghi.
O ancora, realizzare desideri prima di desiderarli.
Avere improvvisa felicità dalla realizzazione di un desiderio mai espresso è possibile?
Si può realizzare qualcosa di non desiderato?
Magari la soluzione è proprio evitare di desiderare ciò che si vuole,
desiderare qualcos'altro,
qualcosa che non si vuole davvero,
qualcosa che se si realizza chissenefrega,
l'importante è che accada l'irrealizzabile,
cioè la realizzazione del desiderio non desiderato.

domenica 31 dicembre 2017

Buon anno


“Vivo ancora e penso ancora: debbo vivere ancora, perché debbo pensare. Sum, ergo cogito: cogito, ergo sum. Oggi chiunque si permette di esprimere il suo desiderio e il suo pensiero più caro: orbene, anch’io voglio dire ciò che oggi desidero da me stesso e qual è il primo pensiero che, quest’anno, mi ha sfiorato il cuore; quale pensiero sarà motivo, pegno e dolcezza della mia vita a venire! Voglio imparare sempre più a vedere la bellezza nella necessità delle cose: così diverrò uno di coloro che rendono belle le cose. Amor fati: questo sia, d’ora innanzi, il mio amore!”

F. Nietzche

lunedì 25 dicembre 2017

Buon Natale


Da quando c'è whatsapp ho riscoperto il piacere delle cose semplici.

Quest'anno, dopo essere stata bombardata da filmati di ogni tipo, in vetta a cui sicuramente campeggiavano cuccioli vari calzanti cappellini da Babbo Natale, seguiti da ogni sorta di cori in dialetto, Babbi Natali con le braghe calate che si puliscono con le letterine dei bambini, nonnine che cavalcano alberi addobbati, fatine magiche ciondolose e campanellose e chi più ne ha più ne metta, mi è venuto un desiderio di essenziale.
Ho apprezzato quelli che mi hanno scritto una riga, buon Natale, e basta.
No filmati da scaricare, no filastrocche, niente.
Solo buon Natale, ho pensato a te, ti saluto, ti auguro di passare una bella giornata.

Allora ho pensato di farlo pure io.

Un bel messaggio: Buon Natale
Magari senza punteggiatura.

Poi mi sono detta che magari la persona potrebbe pensare che lo mandi a tutta la rubrica con qualche macro strana, con qualche app spargimessaggi.
E invece no.
Il messaggio del Natale deve essere sintetico, ma personalizzato.

Allora ho avuto un'ideona.
Ho creato una macro che scriveva a tutta la rubrica "Buon Natale, nome presente in rubrica".
Ok, qualcuno ha ricevuto un "Buon Natale, deficiente", qualcun altro un "Buon Natale, Boh", qualcun altro "Buon Natale, Rompiballe del cortile", ma per un numero statisticamente significativo di persone il messaggio spero sia passato.
Ho pensato a te, proprio a te, ti saluto, ti auguro di passare una bella giornata.

E allora

Buon Natale, lettori del mio blog

martedì 19 dicembre 2017

Creatività


Cosa vuol dire creare?
Creare vuol dire partire dal nulla e ottenere qualcosa.
Ma proprio dal nulla.

La creazione vera e propria è qualcosa di non umano, lo dice anche il dizionario:

1. Trarre, far nascere dal nulla, riferito spec. a Dio: Iddio creò il cielo e la terrasiamo stati creati a immagine e somiglianza della divinitàEll’è [la volontà di Dio] quel mare al qual tutto si move Ciò ch’ella cria o che natura face (Dante)

Quando gli uomini dicono di essere creativi, hanno quindi la presunzione di essere delle specie di dei demiurghi?

Alla fine hanno rimediato al problema aggiungendo la voce 2 nel dizionario. 

2. estens. a. Riferito all’uomo, produrre, costruire, fondare, comporre, o inventare, ideare, foggiare, e in genere far sorgere, dare vita a qualche cosa: cun’industriacnuovi sbocchi al commercioclavoro per la manodopera disoccupatacuna nuova modaun nuovo sistema di calcoloun nuovo vocabolo, ecc.; di opere dell’ingegno: cun capolavorouna vera opera d’arte; di cose astratte: non vi create troppe illusionicerca di non crearmi delle difficoltàsei buono solo a cimpicci. Poco com., procreare, generare, mettere al mondo: sosteneva che non ci si sposa soltanto per cdei figlib. Con soggetto di cosa, far nascere, formare, dare origine a qualche cosa: le sue parole avevano creato un certo imbarazzo fra i presentici vorrebbe un po’ di musica per cl’atmosfera; assol.: Sdegno il verso che suona e che non crea (Foscolo). Nell’intr. pron. crearsi, sorgere, formarsi, determinarsi: bisogna evitare il crearsi di uno stato di tensione tra i due paesis’è venuta così a creare una situazione paradossale.

L'hanno chiamata estensione, io la definirei più contrazione.
Dal dio all'uomo, la chiamano estensione.
Presuntuosi.
Scommetto che il dizionario l'hanno scritto uomini e non dei.

Gli uomini non sono assolutamente in grado di creare dal nulla. Al massimo creano dall'esistente, e che specie creazione è? E' semmai una creazione riproduttiva, nella migliore delle ipotesi espansiva di qualche nuce già esistente.

Forse la creazione più creativa e meno riproduttiva è quella di altri uomini (che poi si chiama invece beffardamente riproduzione), attività che non ci contraddistingue minimamente da tutti gli altri animali. E dovremmo vantarci di essere creativi in questo senso?

Se andiamo a cercare la nostra capacità creativa in ciò che ci distingue dal resto del regno animale, indaghiamo nelle produzioni intellettuali e artistiche.
Ma, per esempio, la musica nasce dalle note, la scrittura dalle lettere, tutte cose che esistono già e si combinano in modi non infiniti.
In più, anzi, in meno, di solito si prende un mix di cose che si sono viste sentite annusate toccate assaggiate, lo si frulla o shakera, e riproduce in un modo proprio, che però è sempre scaturigine di cose già dette pensate scritte da altri prima.

A me piace sempre scrivere nei miei CV che sono creativa.
Ma è perché sono presuntuosa e amante dell'utopia.

giovedì 14 dicembre 2017

La lontananza sai è come l'herpes


Quando due persone sono lontane, per quanto amici amanti o altro siano, la lontananza incide.

C'è poco da dire che la lontananza sia come il vento, per me è più come l'herpes.

Anzi, in realtà non è la lontananza ad essere come l'herpes, ma lo è quello che rimane dei rapporti che prima erano in vicinanza.
Il titolo non avrebbe reso molto, anche se sarebbe stato più corretto, appunto, scrivere: "I sentimenti prima in vicinanza e attualmente in lontananza sono come l'herpes".
Poco commerciale, di pessimo appeal.
Meglio quello che ho messo, imperfetto e d'effetto.

Il punto è che, per quanto forte possa essere un rapporto, se si crea lontananza fisica, alla lunga, magari aggiungendoci pure lontananza comunicativa, il rapporto fa un po' come un herpes coperto di cremine e collosi dischetti trasparente. Apparentemente scompare, in realtà langue. Poi, di colpo, succede qualcosa, si è un po' meno immunizzati, un po' meno sul chi va là, ed eccolo tornare. E via di dischetti e cremine, torna a sprofondare nella profonda e inattendibile profondità epiteliale.
La lontananza è così.
ha un effetto ciclico sugli affetti.

Poi c'è anche gente che meno c'è più ti manca, e ogni giorno che passa la situazione peggiora, ma appena ricompare smette immediatamente di mancarti, anzi ti chiedi perché mai ti sia mancata. Appunto, come l'herpes.
Con la differenza che l'herpes non lo vorresti mai.
E fai benissimo a non volerlo.
Ma c'è.
E torna.

E per finire c'è gente che è sempre stata in lontananza, che hai creato a tua immagine e somiglianza perché tanto non c'era veramente, e quando si palesa nella sua vicinanza, anche lei diventa un herpes imprevisto, che si vorrebbe soffocare con un dischetto gigante, nemmeno troppo trasparente, ché poi si nota troppo la differenza con la proiezione e ci si rimane male.

Alla fin fine, comunque, c'è da dire che la lontananza fa capire delle cose.
Sbagliate.
Ma sempre cose.

mercoledì 29 novembre 2017

Assenze


Le assenze sono di vari tipi.

C'è quella che va da un punto a un altro,  con uno solo o più intervalli, quella che va da un momento a  , e quella totale con completa inconsapevolezza delle presenza.
Le prime presuppongono una presenza pregressa.
Invece l'inconsapevolezza della presenza è qualcosa di molto più naif, leggero: non si sa che una cosa esiste, o la cosa non esiste proprio, quindi è sì assente, ma non in quanto prima presente.
E' un'assenza che va da -  a + 

Sulle assenze totali è difficile fare considerazioni, e forse anche non interessante, perché non condizionano particolarmente la vita.
E' la famosa mosca nella bottiglia: non sa cosa sia la libertà; per lei il mondo è quello che vede attraverso la bottiglia e basta, non ha dolore per non poter uscire, perché il suo mondo è quello.

Se la mosca mai uscisse dalla bottiglia e scoprisse il mondo, per quanto bello o brutto o medio le possa apparire, nel momento in cui vi rientrasse vivrebbe una sensazione di assenza di ciò che aveva vissuto fuori, una perdita, pur essendo nella stessa situazione di prima, quando viveva tranquilla e senza sagrin.

Certo, se non si facesse rientrare la mosca nella bottiglia, sarebbe difficile fare un'osservazione compiuta. Si capisce molto di più facendola entrare ed uscire più volte, ignorando il fatto che forse, per quando bene possa volere a La Capria come autore, l'idea della mosca non è il massimo perché è l'animale con la memoria da 10 secondi. Diciamo che lui usava una metafora in cui l'insetto è kafkiano.

Il fatto è che, quando si inizia a conoscere qualcosa o qualcuno, anche se questo viene meno, la sua assenza relativa non ha lo stesso valore dell'assenza assoluta che poteva avere nella fase precedente alla prima conoscenza.

L'assenza, in questo caso, ha un valore aggiunto, dà un contributo al rapporto tra te e il qualcosa/qualcuno, quasi quanto ne dà la presenza.

Insomma, le assenze sono importanti, quasi quanto le presenze.
E contano.
Soprattutto quando sono tra due presenze.